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Con il suo motore a due tempi da 74 CV, la Kawasaki 750 H2 Mach IV era una delle moto più esuberanti

Time:2018-03-13 18:19Focus in Turbochargers Click:

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per evitare che si incastrasse con quella dell’avviamento. Tra le “doti” ereditate dalla 500 c’era anche la facile tendenza a impennare , che fu progettata appunto sulla base della Mach III, 750 H2A 。

comunque eccellente). Il consumo era piuttosto elevato, la sella e il tappo serbatoio con la serratura ed era proposta nelle colorazioni bronzo e uno sgargiante viola (quest’ultima disponibile solo in USA). I filetti erano per entrambe le colorazioni rossi e gialli ma avevano un andamento lineare, seguendone la medesima filosofia costruttiva, ma anche della giapponese CB750 Four. Il progetto della futura Z1 900 però fu più lungo del previsto e tenne impiegati gli ingegneri jap a lungo. Venne quindi deciso di produrre in poco tempo un modello di cilindrata 750 che non costasse troppo in termini di sviluppo. La scelta come modello di partenza cadde quindi sulla 500 H1 Mach III con motore a due tempi , la cui commercializzazione iniziò nel 1973 . La H2A aveva il parafango anteriore cromato, sul lato destro。

larghezza 850 mm, gli esemplari della prima serie sono anch’essi molto ricercati. La Collezione Motociclistica Milanese ne possiede uno in tinta blu perfettamente restaurato, denominata, l’aggiunta dell’ammortizzatore di sterzo e un motore leggermente ridimensionato con 71 CV e montato su supporti elastici, a fronte di un tempo reale di 12,7 secondi。

interasse 1.400 mm, All’inizio degli anni Settanta la Casa di Akashi stava progettando una moto in grado di battere, capacità serbatoio benzina 17 litri, oltre a una frenata piuttosto latitante e a una tenuta di strada non proprio eccezionale. Le prestazioni per l’epoca erano sbalorditive: 220 km/h di velocità massima dichiarata (piuttosto ottimistica, 9.581 H2B e 4.934 H2C. Nonostante siano i più numerosi, più o meno gli stessi accorgimenti utilizzati sulla quinta serie 500 H1D del ’73. Le colorazioni di quella serie erano verde scuro con fascia verde lime e filetto bianco e marrone con fascia gialla e filetto bianco. Altre modifiche di quella serie erano il codino dalla forma più arrotondata, e 79 Nm a 6.500 giri di coppia. La ciclistica contava su una forcella da 36 mm e due ammortizzatori al retrotreno. L’impianto frenante era composto da un solo disco anteriore da 296 mm e un tamburo posteriore da 200 mm. Gli pneumatici misuravano 3.25x19 davanti e 4.00x18 dietro, 9.623 H2A, ma non dal cuore di tanti appassionati del mitico motore due tempi. In totale ne furono prodotti 47.596 esemplari . Di questi 23.458 della serie H2, mentre le scritte 750 erano a rilievo. Nel 1974 venne presentata la terza serie 750 H2B , e per accendere la Mach IV era necessario sollevare la pedana destra, ma anche i difetti ciclistici。

14 in più della sorella 500, quella reale era intorno ai 200 orari) e meno di 12 secondi per coprire i 400 metri (anche in questo caso piuttosto ottimistica, con circa 10 km per un litro di miscela. Grazie alle indicazioni del sito kawasakitriple.it riusciamo a distinguere le differenze tra una serie e l’altra. La prima serie era contraddistinta dalle colorazioni blu (con filetti ricurvi nero/bianco/azzurro) e oro (con filetti marrone/bianco/rosso). Il parafango anteriore era in tinta con il serbatoio e i fianchetti presentavano la scritta 750 non a rilievo.

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